La Metamorfosi di Settembre

Ho sempre vissuto settembre come un momento particolare dell’anno. Il passaggio dall’estate all’autunno l’arrivo del freddo e l’approssimarsi dell’inverno mi hanno sempre trasmesso una certa nostalgia. Sono sicura che sia un sentimento diffuso e penso che sia positivo soffermarsi su queste sensazioni. In un certo senso si tratta di un secondo capodanno ma con alcune differenze. Il capodanno infatti è caotico, frenetico e festaiolo; un momento di festa e celebrazione di ciò che si è fatto e di ciò che si farà. Settembre è diverso, meditabondo e riflessivo. Di solito a settembre si torna al lavoro dopo le ferie, bambini e ragazzi tornano a scuola, la festa è già finita. È come se vivessimo una metamorfosi, fino a ieri eravamo cicale e oggi formichine. Ed è proprio per questo che si tratta di un momento tanto prezioso quanto delicato.

Per me quest’anno lo è in modo particolare. Per me è in atto una metamorfosi profonda. Gli ultimi anni sono stati complicati, in preda alle complicazioni e alla confusione. Ero talmente concentrata su ciò che pensavo gli altri volessero da me, che mi sono dimenticata di cosa io volessi per me. Mi stavo perdendo.

Allora ho deciso di chiedere aiuto e pian piano di rimettere assieme i pezzettini della mia vita. Ho iniziato ad andare in terapia. Non è sempre stato facile affrontare i miei pensieri e scardinarmi da certi modi di vedere il mondo, ma ho scoperto che molto spesso ci perdiamo in un bicchiere d’acqua fatto di abitudini mentali e apsettative. Siamo così abituati a vedere il mondo in un certo modo e a sentire determinate pressioni interne che non riusciamo ad immaginarci come le cose potrebbero andare diversamente. E a volte invece basta vedere i nostri pensieri un po’ più da lontano per accorgerci di come ci facciano stare male. Questo momento di riflessione periodica, una volta alla settimana, è stato per me fondamentale per riportare il focus su me stessa, per prendermi cura di quella mia bambina interiore troppo spesso dimenticata. Mi trovo ora nel mezzo di un lungo percorso fatto di curve, salite, spiani e panorami su cui soffermarsi. Un cammino lungo, senza una vetta da raggiungere, ma fatto di passi e di sguardi.

Assieme alla scelta di questo cammino di crescita e analisi, l’anno scorso ho intrapreso anche un altro percorso che ha segnato profondamente la mi esperienza di vita. Ho iniziato il Servizio Civile, in un comitato della Croce Rossa vicino a dove abito. È stata una scelta mia per me, in un certo senso la prima. Infatti è vero che avevo già scelto un università, ma quando mi sono trovata a decidere ho preso quello che mi sembrava il cammino più naturale da fare. Mi sentivo come se quello fosse il percorso obbligato e spontaneo per una che come me aveva fatto il classico. Invece la scelta del Servizio Civile è sta dettata da un mio desiderio di cambiare la mia vita, di fare qualcosa per me. Può sembrare paradossale dato che si tratta di attività in cui ci si prende cura degli altri. Eppure il paradosso è solo apparente dato che dedicarsi agli altri mi ha permesso di prendermi cura di me. Ho scelto di fare questo percorso anche se molti me lo hanno sconsigliato. Mi trovo in fatti nel pieno di un percorso di laurea e mi avevano avvertita che questa attività mi avrebbe allontanata dallo studio. Quello che forse non vedevano è che io mi ero già allontanata dallo studio e dall’università. Mi ci ero allontanata perché credevo di avere il dovere di occuparmi delle persone accanto a me e che loro senza di me non sarebbero potute andare avanti. Ciò non era vero. Non possiamo aggiustare la vita delle persone che amiamo, possiamo star loro vicini e offrir loro il nostro supporto ma se vogliono o no cambiare questo dipende solo da loro. Può sembrare un discorso egoistico ma in realtà si tratta di amor proprio. Tutti noi, indipendentemente dalla nostra condizione esteriore, abbiamo la possibilità di scegliere cosa fare della nostra vita e come prenderci cura di noi stessi. Tutti noi abbiamo questa forza, dipende tutto dalle scelte che facciamo.

Il mio percorso con il servizio civile è finito e mi trovo a dover tirare le somme di quest’anno e a dover intraprendere un nuovo percorso. Per un certo periodo di tempo ho pensato che non avrei ripreso gli studi. Ero convinta che quello non fosse il mio percorso. Mi sentivo così bloccata nella mia vita di studentessa che il lavoro mi sembrava l’unica soluzione per andare avanti. Ma solo prendendo seriamente in considerazione questa possibilità ho capito che non è così. Voglio studiare e laurearmi e non perché credo sia mio dovere finire qualcosa di iniziato, ma perché lo voglio fare per me. Voglio imparare cose nuove e aprirmi nuove possibilità. So di avere il diritto di interrompere un percorso su cui non voglio più proseguire, ma ho scelto di andare avanti e di ricercare quella gioia nello studio che provavo una volta.

Non è una scelta facile. Proseguire l’università da fuori corso è faticoso e ti porta ad affrontare molte sfide che possono essere scoraggianti. Ci sono momenti in cui sento che la mia vita sta cadendo a pezzi. Le difficoltà economiche che un percorso del genere richiede non sono indifferenti. E per quanto stia cercando di vivere come voglio io la mia vita, il giudizio degli altri è un fardello che faccio fatica ad abbandonare. Mi aspettano mesi impegnativi ma so di star facendo la cosa giusta e so di avere la forza per affrontare ciò che mi si prospetta davanti.

Spero con queste mie parole di avervi smosso qualcosa. La mia esperienza, per quanto personale e intima, si basa su sentimenti, paure e pensieri che abbiamo tutti, in un modo o nell’altro. Se vi siete riconosciuti almeno in parte in quello che ho raccontato vi mando un abbraccio.

Alla prossima,

Arianna.


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