Cecità e indifferenza

Cecità di José Saramago è un libro incredibile. Racconta la storia di un’epidemia, un’epidemia di cecità. Da un giorno all’altro le persone iniziano a non vedere, il contagio si diffonde: nessuno sa come, nessuno sa perché. Una persona alla volta.

I ciechi allora vengono rinchiusi in quarantena, isolati. E lì l’indifferenza diventa il perno della storia. L’indifferenza del governo nei confronti delle necessità basilari e umane dei cittadini, quella degli stessi ciechi per i loro compagni, l’indifferenza verso la morte e la sepoltura. E proprio in questo stato di indifferenza, in cui ognuno si chiude in sé, nel proprio disagio si diffonde uno stato di violenza e anarchia. Uno stato di natura hobbesiano, dove vige la regola del più forte. L’unica persona che rimane esclusa da questo stato di indifferenza è la moglie del “paziente zero”, l’unica che vede e si rende conto di quello che sta succedendo e che quindi può intervenire, per quanto possibile.

Il romanzo racconta una situazione estrema, irrealistica ma al tempo stesso incredibilmente umana e comprensibile. Un libro che fa riecheggiare nella mente le parole di Liliana Segre:

L’indifferenza porta alla violenza, perché l’indifferenza è già violenza

A memoria che dietro tanti discorsi, tanti pensieri, tante parole (ovviamnete necessari), alla fine, la cosa importante che dovremmo sempre ricordare è di essere umani e di non perdere mai la capacità di vedere la sofferenza e l’umanità nell’altro, chiunque esso sia. Perché è quando smettiamo di vedere, di riconoscere l’altro come pari che l’indifferenza dilaga. E con essa violenza e dominio.

Buon 25 aprile, in ricordo di chi ha combattuto e non è rimasto indifferente. In ricordo di chi ha visto nell’altro un essere umano e non un etichetta, un nome, o peggio un numero.

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